martedì 28 agosto 2018

Il solito vecchio errore

Una vuota mattina da colletto bianco, rotella inutile e ridondante di un meccanismo ben avviato e inarrestabile. Quasi per caso, mi ricapita sotto il naso una vecchia cronologia di messaggi, e senza poterci far nulla mi ritrovo a rileggere per l'ennesima volta la trascrizione della mia vita in riquadri bianchi e verdi su sfondo beige. Di quella mia vita. Il solito vecchio errore, il solito bisogno d'evasione, il solito ritornare alla mente a quei momenti di pura follia, puro delirio, e (im)puro amore. E quella sensazione che non se ne va, la fitta allo stomaco che mi trafigge, il fiato che quasi manca, la testa leggera e gli occhi lucidi.

Devo davvero convivere con tutto questo? Perchè? Invoco la benedizione dell'oblio e allo stesso tempo la rifuggo terrorizzato. Tutto cambia, tutto deve cambiare... ma chi lo ha deciso? Chi l'ha detto che un instante di felicità debba per forza morire? Abbiamo solo bisogno di essere felici come lo siamo stati.

"Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco."