Sono un codardo
e non trovo un modo migliore per dirtelo.
So anche il tuo indirizzo, a cui non ho spedito
una lettera che ho scritto in inchiostro blu, che parla di me.
E di te.
Di quanto nulla sia cambiato.
Sono un codardo e non ho il diritto, di dirtelo.
Perchè non sono riuscito a inventare un noi, e questo fantasma plurale
mi viene a tormentare quando vuole lui,
quando ballo con qualcuno che non è te
quando stringo qualcuno che non è te
quando rido e non è con te, che rido.
E non ho il diritto di dirtelo perchè non riesco mai a dirti niente,
e non ho il coraggio di dirtelo perchè ho paura, e forse non te lo dirò mai
perchè lo so.
Lo so che in questo noi forse non ci sono nemmeno io.
Ma tu ci sei, anche quando fingo di dimenticarlo.
domenica 14 ottobre 2018
martedì 28 agosto 2018
Il solito vecchio errore
Una vuota mattina da colletto bianco, rotella inutile e ridondante di un meccanismo ben avviato e inarrestabile. Quasi per caso, mi ricapita sotto il naso una vecchia cronologia di messaggi, e senza poterci far nulla mi ritrovo a rileggere per l'ennesima volta la trascrizione della mia vita in riquadri bianchi e verdi su sfondo beige. Di quella mia vita. Il solito vecchio errore, il solito bisogno d'evasione, il solito ritornare alla mente a quei momenti di pura follia, puro delirio, e (im)puro amore. E quella sensazione che non se ne va, la fitta allo stomaco che mi trafigge, il fiato che quasi manca, la testa leggera e gli occhi lucidi.
Devo davvero convivere con tutto questo? Perchè? Invoco la benedizione dell'oblio e allo stesso tempo la rifuggo terrorizzato. Tutto cambia, tutto deve cambiare... ma chi lo ha deciso? Chi l'ha detto che un instante di felicità debba per forza morire? Abbiamo solo bisogno di essere felici come lo siamo stati.
"Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco."
Devo davvero convivere con tutto questo? Perchè? Invoco la benedizione dell'oblio e allo stesso tempo la rifuggo terrorizzato. Tutto cambia, tutto deve cambiare... ma chi lo ha deciso? Chi l'ha detto che un instante di felicità debba per forza morire? Abbiamo solo bisogno di essere felici come lo siamo stati.
"Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco."
domenica 8 aprile 2018
Esiste un abbastanza?
Penso che l'erasmus mi abbia bruciato il cervello. Ha alzato la stanghetta che misura il livello di felicità, se prima ero felice con un 10 ora necessito un 30, voglio di più. Voglio quella spensieratezza e ingenuità che non ho mai avuto nella mia vita fino a quel momento e che dopo mi è stata tolta nel tempo di un volo aereo.
Quando torno nella mia casa, quella vera, quella di Cossato, quella del paese che si considera città nella provincia più triste d'Italia, mi sento male. La nuvoletta di Fantozzi arriva e con lei un sentimento di oppressione, di irrequietezza, di frustrazione. Non mi piace stare qua e non lo nascondo a nessuno, il problema è che in forma attenuata non mi lascia questo sentimento di "non-appartenenza".
Quando torno nella mia casa, quella vera, quella di Cossato, quella del paese che si considera città nella provincia più triste d'Italia, mi sento male. La nuvoletta di Fantozzi arriva e con lei un sentimento di oppressione, di irrequietezza, di frustrazione. Non mi piace stare qua e non lo nascondo a nessuno, il problema è che in forma attenuata non mi lascia questo sentimento di "non-appartenenza".
Sono cinque anni che sono uscita di casa dalla prima volta, è dall'erasmus che sento che nessun posto è più casa mia. Quell'erasmus mi ha segnato, mi ha fatto assaporare che significa la libertà e la spensieratezza, mi ha illuso, mi ha fatto credere che la famosa canzone "Forever young" fosse possibile.
Sono ripetitiva sull'argomento che l'erasmus mi ha segnata, ma è vero. Alla fine sono pur sempre stata una ragazza di provincia, capitemi.
P.S. chiaramente il primo e indimenticabile, questo secondo è stato una parentesi felice ma vissuto con un'ottica di futuro e serietà. Mi sono sentita un Gep Gambardella, osservatrice e sperimentatrice di emozioni e spensieratezze che, però, ho capito non essere più mie.
Chiudo con la mia citazione preferita, riassunto del mio spirito da Gep e dedicato a tutti i Gep:
" Finisce sempre così ... con la morte.
Prima però c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla
è tutto sedimentato sotto il chiacchericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza, e poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile.
Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo bla bla bla ... altrove c'é l'altrove... io non mi occupo dell'altrove dunque che questo romanzo abbia inizio, infondo è solo un trucco, sì, è solo un trucco. "
giovedì 5 aprile 2018
Well, that hurted.
Roma, data astrale Aprile 2018, il giorno non lo so, tanto i giorni passano tutti così schifosamente uguali che chiamarli per nome non ha senso. Propongo di cambiare per sempre la denominazione dei giorni in Abitodì - per i primi 4 in cui devo scomodamente mettere abiti e cravatte - Casualedì - giorno in cui sono ammessi abiti che non ti fanno sembrare un uccello marino glaciale con una spiccata vocazione genitoriale - Sfascioledì - giorno in cui mi sfascio - Pentoledì - il giorno della disperazione, della susta e del solipsismo dilagante, nel quale ti penti della sera prima, della settimana prima, e ricorsivamente di essere nato.
Ma non è questo il punto. Il punto è un altro, il punto è che, di nuovo, sono triste. Di una tristezza abissale e totale. Forse ho capito perchè, ed il perchè è che mi manca la speranza. Mi manca un progetto. La mazzata del Belgio la sento ancora forte sulle gengive. Era il mio progetto, ma avevo fatto i conti senza l'oste - che non ha gradito la mia presenza, a quanto pare. E sono sopraffatto dalla sconfitta. Parlo di resilienza, mi vanto di essere in grado di sopportare e andare avanti... e sono solo chiacchiere, parole al vento. Nessuno sa che se sorrido sempre è per combattere la mia disperazione, per risollevarmi e creare un posto in cui poter restare. Ora, dopo due ore a vagare per una zona residenziale di Roma, con un costante e paranoico senso di oppressione addosso (come mi stessero per tendere un agguato da un momento all'altro), mi ritrovo a perpetuare il rito dello sfogo su questo foglio elettronico bianco.
Mi ha fatto male. Mi ha fatto tremendamente male. Era la mia speranza di emancipazione, l'obiettivo più difficile, che avrebbe significato cambiare vita del tutto ed entrare in partita con i big. Dovrei essere felice solo per averlo sfiorato, dovrei riconoscermi di aver realizzato tanto senza alcun mezzo di partenza se non me stesso. Eppure mi sembra tutto così vano, così vuoto. Sono bloccato in un eterno presente senza prospettiva, un Uroboro in giacca e cravatta che si avvolge infinitamente attorno al suo posto semifisso. è come se, all'improvviso, nulla avesse di nuovo più sapore.
Mi aspetto che il mio personale Tyler Durden faccia la sua comparsa a brevissimo per un paio di cazzotti.
Ma non è questo il punto. Il punto è un altro, il punto è che, di nuovo, sono triste. Di una tristezza abissale e totale. Forse ho capito perchè, ed il perchè è che mi manca la speranza. Mi manca un progetto. La mazzata del Belgio la sento ancora forte sulle gengive. Era il mio progetto, ma avevo fatto i conti senza l'oste - che non ha gradito la mia presenza, a quanto pare. E sono sopraffatto dalla sconfitta. Parlo di resilienza, mi vanto di essere in grado di sopportare e andare avanti... e sono solo chiacchiere, parole al vento. Nessuno sa che se sorrido sempre è per combattere la mia disperazione, per risollevarmi e creare un posto in cui poter restare. Ora, dopo due ore a vagare per una zona residenziale di Roma, con un costante e paranoico senso di oppressione addosso (come mi stessero per tendere un agguato da un momento all'altro), mi ritrovo a perpetuare il rito dello sfogo su questo foglio elettronico bianco.
Mi ha fatto male. Mi ha fatto tremendamente male. Era la mia speranza di emancipazione, l'obiettivo più difficile, che avrebbe significato cambiare vita del tutto ed entrare in partita con i big. Dovrei essere felice solo per averlo sfiorato, dovrei riconoscermi di aver realizzato tanto senza alcun mezzo di partenza se non me stesso. Eppure mi sembra tutto così vano, così vuoto. Sono bloccato in un eterno presente senza prospettiva, un Uroboro in giacca e cravatta che si avvolge infinitamente attorno al suo posto semifisso. è come se, all'improvviso, nulla avesse di nuovo più sapore.
Mi aspetto che il mio personale Tyler Durden faccia la sua comparsa a brevissimo per un paio di cazzotti.
sabato 6 gennaio 2018
Come cazzo è che
Come cazzo è che ogni volta che parto mi riduco così? Valigia finita il giorno prima (giorno? Magari. 6 ore prima se va bene) ansia esistenziale da compressione spasmodica della mia vita in una valigia grande una piccola e uno zaino tipo winzip umano. Ovviamente con la licenza scaduta. Tra due ore di non sonno si parte per una nuova vita.
Aggiornamento - sono sul treno. Ovviamente ho sbagliato carrozza e una simpatica famiglia tipo egiziana mi ha ricordato che stavo occupando i loro posti. Dopo che il giovine del gruppo mi ha aiutato (a casa mia, che tipo avrà votato per il Salvini egiziano visto che ha applicato un bel aiutiamoli a casa loro verso di me) riesco a raggiungere il mio posto. Il vuoto attorno a me, manco il treno fosse mio. Spettacolare. Grazie leghista egiziano! 6:24, una banana un caffè e un antibiotico nello stomaco - colazione da campioni, ma di quelli che si dopano - parto alla volta dell'Urbe. Che mo che ci vado io diventerà Turbe con quante seghe mentali mi farò in questi sei mesi.
6:27 Ciao Bari, ho cantato vittoria troppo presto, sul treno c'é già puzza di fogna. Spero che il treno abbia pestato una merda, magari per proprietà transitiva porta bene.
Aggiornamento - sono sul treno. Ovviamente ho sbagliato carrozza e una simpatica famiglia tipo egiziana mi ha ricordato che stavo occupando i loro posti. Dopo che il giovine del gruppo mi ha aiutato (a casa mia, che tipo avrà votato per il Salvini egiziano visto che ha applicato un bel aiutiamoli a casa loro verso di me) riesco a raggiungere il mio posto. Il vuoto attorno a me, manco il treno fosse mio. Spettacolare. Grazie leghista egiziano! 6:24, una banana un caffè e un antibiotico nello stomaco - colazione da campioni, ma di quelli che si dopano - parto alla volta dell'Urbe. Che mo che ci vado io diventerà Turbe con quante seghe mentali mi farò in questi sei mesi.
6:27 Ciao Bari, ho cantato vittoria troppo presto, sul treno c'é già puzza di fogna. Spero che il treno abbia pestato una merda, magari per proprietà transitiva porta bene.
martedì 2 gennaio 2018
Ses.
Nemmeno fossimo società di capitali quotate in non so quale borsa umana, a fine anno siamo presi dalla smania di redarre bilanci della nostra vita. Cosa ho imparato/guadagnato/raggiunto, cosa ho perso (Perzone falzeh!!1!), dove sono stato, cosa ho visto.
La mia proverbiale pigrizia mi impedisce di fare questo esercizio, oltre a una pazzesca voglia nata di recente di non voler far sapere i cazzi miei a nessuno. Mi è cresciuto un'organo della privacy da qualche parte vicino al cervelletto.
Però, quando è il 2 Gennaio e fuori piove e tu sei solo a casa sulla tazza del cesso con dei palloncini intorno (si, sono palloncini. Nel cesso. Don't ask) e i Mogwai di sottofondo, o scrivi o prendi il mach 3 di tuo padre e cerchi di tagliarti i polsi per vincere la noia. Benedetti rasoi di sicurezza.
Quindi visto che un bilancio non mi va di farlo, posso buttare pensieri sparsi sul passato recente. è stato un anno ricco e instabile. Un ottovolante pazzesco, che mi ha sbattuto dalla Toscana al Belgio fino a Milano (uè, figa!) per poi ripassare dal via, ritirare 20000 lire e ripartire (a breve) per la città eterna. Curioso finire dove si dice tutte le strade portino, visto che nell'ultimo anno ho vissuto con la costante sensazione di essere uno zingaro impazzito che vagava senza meta per tutte le strade che gli si parassero davanti.
La mia proverbiale pigrizia mi impedisce di fare questo esercizio, oltre a una pazzesca voglia nata di recente di non voler far sapere i cazzi miei a nessuno. Mi è cresciuto un'organo della privacy da qualche parte vicino al cervelletto.
Però, quando è il 2 Gennaio e fuori piove e tu sei solo a casa sulla tazza del cesso con dei palloncini intorno (si, sono palloncini. Nel cesso. Don't ask) e i Mogwai di sottofondo, o scrivi o prendi il mach 3 di tuo padre e cerchi di tagliarti i polsi per vincere la noia. Benedetti rasoi di sicurezza.
Quindi visto che un bilancio non mi va di farlo, posso buttare pensieri sparsi sul passato recente. è stato un anno ricco e instabile. Un ottovolante pazzesco, che mi ha sbattuto dalla Toscana al Belgio fino a Milano (uè, figa!) per poi ripassare dal via, ritirare 20000 lire e ripartire (a breve) per la città eterna. Curioso finire dove si dice tutte le strade portino, visto che nell'ultimo anno ho vissuto con la costante sensazione di essere uno zingaro impazzito che vagava senza meta per tutte le strade che gli si parassero davanti.
Che poi dovrei riconoscermi un anno di successi, al di là della sofferenza che li ha accompagnati. Laurea, Erasmus in Belgio, amicizie, una relazione (quando riuscirò ad accettare di aver trovato una persona che può diventare importante), licenziamento - un successo, perchè mi ha reso felice - e inizio del lavoro che ho sempre voluto fare - ammesso che sia davvero quello che mi faranno fare. Se avessi anche perso peso invece di perdere solo capelli, sarebbe stato un grandissimo anno.
Però c'è quella voce. Quella voce dentro che mi dice sempre di scappare. Di muovermi. Inseguire non so quale sogno, non so quale amore perduto (o forse lo so, ma tanto...). La voce che mi dice che la vita è qualcosa di troppo grande per incasellarla in un lavoro su Linkedin e una fissa dimora. Che mi rende apatico quando sono in zona di comfort, a casa, con la mia famiglia e i miei amici, e vulcanico quando sono in luoghi sconosciuti. La voce mi parla in turco, anzi, chiamiamola proprio con un nome turco. Secondo Google, si chiama Ses. Ciao Ses, felice di conoscerti.
Quando Ses parla, sento odore di tabacco. Le sue parole si confondono in una nuvola di narghilè, e promettono il confortevole calore che una tazzina di tè sa regalare a chi vive lo scorrere del tempo con delicata lentezza. Ses era disperata all'inizio, mi chiedeva di tornare dove è nata, di lasciare tutto. Mi colpiva costantemente di ricordi, maledicendomi con il dono della memoria. Col tempo si è ammansita, ha capito che urlare non serve. Ma io non sono ancora sordo alle sue parole, e mi ha dato la forza di cambiare quando necessario, di rimettere tutto in prospettiva.
Ses mi parla sempre meno, ma quando lo fa, lo fa dolcemente. Si è adattata a me e io a lei, e in questo momento abbiamo raggiunto una sorta di compromesso. Spero che le piacerà Roma, e che entrambi possiamo trovare una certa calma (geografica prima che mentale).
Quindi, vecchia amica, ci auguro un 2018 non sereno, che tanto la calma non è cazzo per il culo nostro, ma felice e in armonia tra noi. Görüşürüz
Quindi, vecchia amica, ci auguro un 2018 non sereno, che tanto la calma non è cazzo per il culo nostro, ma felice e in armonia tra noi. Görüşürüz
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