Avete presente il risolino isterico degli psicopatici?
Mi rimbomba nelle orecchie mille e mille volte quando mi faccio una domanda qualsiasi. Ultimamente le domande sono il mio forte. Le risposte assolutamente no.
Non so neppure le più elementari risposte a cosa mi piace, cosa no, cosa voglio fare della mia vita, dove. Ah, per non parlare di amore. Di quello proprio, ne ho perso le tracce.
LOST
Sono così perduta tra le canzoni elettroniche, tra me stessa e l'altra versione di me. 25 anni: devi essere responsabile. Di chi? Di che? Devi sapere cosa volere dalla vita e invece io faccio scelte che sembrano posarsi giusto davanti al mio dito indice quando ho gli occhi coperti.
Come quando fai girare il mappamondo all'impazzata e lo fermi puntando il dito su un posto. Ecco come faccio le mie scelte. Grazie raga per il decision making.
Musica assordami. Pozza di oblio dell'anima.
Ogni tanto vorrei avere almeno la sensazione di avere una casa. Sono stata a casa per qualche tempo, con qualcuno. Ma ormai non esiste più. Voi siete stati casa. Axay lo è stato, not anymore. Palermo e tutto quello che è stato per me è stata casa. not anymore.
Non ci puoi ritornare. Non ci saranno i miei amici ad aspettarmi da nessuna parte. Alcune persone così importanti per me neanche si conoscono tra di loro.
Ero così desiderosa di diventare NESSUNO durante la mia adolescenza, che sono diventata ciò che volevo. Donna che tutto può, che tutti può avere, che decide. E se poi non sa cosa decidere? E se poi il fatto che non appartengo a nessuno e a nessun luogo non mi rende più forte, ma solo una continua esiliata? Esiliata non dai luoghi, ma dalle anime. Prendo sempre scelte da sola, le più dure, quelle folli, mi dimostro che posso farcela, che sono dura, cazzutissima e poi? E poi riesco a perdere tutto in un attimo. Costruisco I MIEI PROPRI castelli di sabbia.
lunedì 23 ottobre 2017
domenica 6 agosto 2017
Tu con me non ci parli mai.
Il tema di oggi è: perchè sono un egoista e una merda?
Svolgimento:
Tratto di merda. Sono scontroso, irascibile, inabile a condividermi. Chi sono, cosa faccio, con chi esco, chi mi piace, chi detesto, cosa mi capita? Nessuno lo sa. E fa male. Fa male quando un genitore ti guarda e ti dice, io non so niente di te. Tu non racconti niente.
Mi sento una merda. Perchè è vero. Perchè ciò che più bramo e desidero sono i legami, e al contempo ne sono talmente terrorizzato da erigere muraglie infinite attorno al mio ego. Perchè faccio così? Mi fermo alla superficie. La mia e quella altrui. Non capisco. Di cosa cazzo ho paura?
Ho paura di me stesso? Di essere me stesso? Di essere giudicato ed espormi? Sono stato programmato male. Programmato per essere il migliore, il più forte, intelligente, bello. E vado in tilt perchè questo non sono io. Sono stato scritto come un codice, o un copione, che non riesco a comprendere o recitare.
Nessuno sa chi sono. Nemmeno io. E questo è molto simile a non esistere affatto, no?
Mi atteggio a superiore per non mostrare che, in realtà, so di essere un bluff. E non uscirò mai da questo loop, se non quando sarà troppo tardi.
Svolgimento:
Tratto di merda. Sono scontroso, irascibile, inabile a condividermi. Chi sono, cosa faccio, con chi esco, chi mi piace, chi detesto, cosa mi capita? Nessuno lo sa. E fa male. Fa male quando un genitore ti guarda e ti dice, io non so niente di te. Tu non racconti niente.
Mi sento una merda. Perchè è vero. Perchè ciò che più bramo e desidero sono i legami, e al contempo ne sono talmente terrorizzato da erigere muraglie infinite attorno al mio ego. Perchè faccio così? Mi fermo alla superficie. La mia e quella altrui. Non capisco. Di cosa cazzo ho paura?
Ho paura di me stesso? Di essere me stesso? Di essere giudicato ed espormi? Sono stato programmato male. Programmato per essere il migliore, il più forte, intelligente, bello. E vado in tilt perchè questo non sono io. Sono stato scritto come un codice, o un copione, che non riesco a comprendere o recitare.
Nessuno sa chi sono. Nemmeno io. E questo è molto simile a non esistere affatto, no?
Mi atteggio a superiore per non mostrare che, in realtà, so di essere un bluff. E non uscirò mai da questo loop, se non quando sarà troppo tardi.
venerdì 7 luglio 2017
Subterranean Homesick Barese
Casa.
Per molti una condanna. Ci sono persone che farebbero di tutto per non tornare più nel luogo d'origine: famiglie disastrate, città destinate all'abbandono, giovani che non hanno idea della Bellezza, lavoro che non esiste. E queste persone, di solito dotate di talento e inventiva (ma non necessariamente), rinascono altrove.
Per me no. Ho sempre amato casa. Giovani ricchi di spirito e carattere, come erba che nasce tra le crepe del cemento, una città problematica ma dotata anche di mille virtù, un' economia non arretrata ma nella quale é difficile entrare. E una memoria con il brutto vizio di idealizzare tutto.
Bruxelles, Milano, Roma, Bari... I dubbi sono tanti. Dove finiro', ma sopratutto dove intendo finire? E quando? Se dovessi consigliare a qualcuno nella mia situazione cosa fare, gli direi di fermarsi. Respirare. Ragionare. Il tempo speso nella preparazione é il più prezioso. Allora perché non sono capace di accettare i miei stessi consigli? Questa ansia di non riuscire, di non farcela, il sentire addosso una competizione folle... cosa é meglio fare?
Come posso vivere a testa in giù?
Per molti una condanna. Ci sono persone che farebbero di tutto per non tornare più nel luogo d'origine: famiglie disastrate, città destinate all'abbandono, giovani che non hanno idea della Bellezza, lavoro che non esiste. E queste persone, di solito dotate di talento e inventiva (ma non necessariamente), rinascono altrove.
Per me no. Ho sempre amato casa. Giovani ricchi di spirito e carattere, come erba che nasce tra le crepe del cemento, una città problematica ma dotata anche di mille virtù, un' economia non arretrata ma nella quale é difficile entrare. E una memoria con il brutto vizio di idealizzare tutto.
Bruxelles, Milano, Roma, Bari... I dubbi sono tanti. Dove finiro', ma sopratutto dove intendo finire? E quando? Se dovessi consigliare a qualcuno nella mia situazione cosa fare, gli direi di fermarsi. Respirare. Ragionare. Il tempo speso nella preparazione é il più prezioso. Allora perché non sono capace di accettare i miei stessi consigli? Questa ansia di non riuscire, di non farcela, il sentire addosso una competizione folle... cosa é meglio fare?
Come posso vivere a testa in giù?
sabato 1 luglio 2017
Riassunto.
Sono sempre stata una persona che programmava tutto, ho
sempre avuto chiari i passi che avrei compiuto nella mia vita, modificabili non
così rigidi però sempre predefiniti. Sono Ansia, incarnazione di questo
sentimento che mi ha accompagnata inspiegabilmente da tutta la mia vita, già da
bambina.
Questo penso sia il motivo per cui ci sto ancora sotto,
all’Erasmus intendo. Perché per la prima volta sono stata chi volevo, ho avuto
la più bella delle scusa per liberarmi da quegli schemi e ansie da prestazione che
ho sempre avuto nei confronti di tutti.
Ho usato il mio corpo sino all’esaurimento, sino a trovarmi
vegetante nel mio lettuccio nella stanza divisa con un pannello di compensato
dalla sala dove il mio coinquilino e i suoi amici bevevano cay. Mi sono usata e
senza limiti ho fatto quello che volevo.
Ovvio che ci sia un MA, il ma è che sono tornata. L’Erasmus
ha una data di scadenza, e forse è meglio così, perché probabilmente mi sarei
persa e mai più ritrovata.
Sono tornata e ho visto che non potevo essere più quella
persona, ho perso amicizie, ne ho rafforzate altre di quella che era la mia
“vita di prima”.
La vita di prima non può tornare, perché la Io di prima non
può tornare, perché non la voglio più.
Questo anno a Perugia che sta per finire mi ha aiutata, per
quanto mi costi ammetterlo.
Il primo semestre é stato la bipolarità più assoluta, volevo
scappare, uscivo senza senso con Erasmus a cui non importavo e di cui, alla
fine, non mi importava. Volevo dimenticare che ero lì, perché non ci volevo
stare.
Il secondo semestre ho trovato un equilibrio, anche mentale.
Ho accettato la mia solitudine, ho cercato di apprezzare le piccole cose e
nonostante qualche momento di crollo ce l’ho fatta a sopravvivere, soffocando
l’ansia di dimostrare e la paura di rimanere sola.
Tra poco si spalancherà un nuovo vuoto davanti a me.
L’ultimo anno di magistrale, partirò per un altro Erasmus e ho intenzione di
rimanere per un anno là. Si stanno aprendo nuove possibilità e sto fremendo per
sapere se avrò la possibilità di andare in Africa.
E il dopo rimane la più buia delle incognite, ma sapete? Non
mi fa così paura (ora).
Non voglio lasciarmi trascinare, ma non voglio farmi
assalire dall’ansia del cosa-farò-poi.
Forse questa è la cosa di cui ho bisogno, un equilibro che
sto cercando di costruire con fatica nella mia mente malata e che per quanto
non ne siate coscienti anche voi mi avete aiutato a costruire.
domenica 11 giugno 2017
Dentro ai miei vuoti
Impalcature spartitraffico,
fari alonati blu monossido
Due solitudini si attraggono:
tu chi sei?
Come due intrusi che sorvolano
le tangenziali dell'intimità
Fiutando diffidenze e affinità.
Resta qui!
Da quanto siamo qua non chiederlo,
Dalle finestre luci scorrono,
Lenzuola stropicciate...che ora è?
Stai con me!
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Le tue paure addormentale con me
Se c'è un motivo.
Due solitudini si avvolgono
Esitazioni
Due corpi estranei s'intrecciano
Solitudini
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me.
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Se c'è un motivo trovalo con me.
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Se c’è un motivo…
...
Breve storia triste: il motivo non c'era. Prego solo per un pò di stucco
fari alonati blu monossido
Due solitudini si attraggono:
tu chi sei?
Come due intrusi che sorvolano
le tangenziali dell'intimità
Fiutando diffidenze e affinità.
Resta qui!
Da quanto siamo qua non chiederlo,
Dalle finestre luci scorrono,
Lenzuola stropicciate...che ora è?
Stai con me!
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Le tue paure addormentale con me
Se c'è un motivo.
Due solitudini si avvolgono
Esitazioni
Due corpi estranei s'intrecciano
Solitudini
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me.
Se c'è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Se c'è un motivo trovalo con me.
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Se c’è un motivo…
...
Breve storia triste: il motivo non c'era. Prego solo per un pò di stucco
sabato 29 aprile 2017
Alla fine della fiera.
O anche: riflessione scaturita dalla seconda fase del post sbornia, terminato l'effetto euforia, caratterizzata dall'ansia esistenziale e dal manifestarsi di tutti i miei demoni.
Alla fine della fiera, mi sono laureato. Ho finito, ed è una sensazione stupenda e spaventosa. Emmò che faccio? Emmò emigro. Rieccomi quindi a scrivere, solo nel mio metro quadro di pavimento affittato su airbnb nella camera di uno stereotipatissimo studente cinese, con gli ideogrammi che mi fissano da tutte le direzioni. A Bruxelles. Di nuovo valigie scartoffie abbonamenti delirio appartamenti e disagio. Perchè lo faccio? Fuggo? O è vero che lo faccio per il mio future me, al quale ultimamente ho regalato sia gioie che dolori? Per la prima volta mi trovo a pensare al Futuro. Un futuro indefinito, indefinibile, un tempo non più imbrigliato in anni accademici e scadenze prefissate, e fa paura. Complice il mio essere diventato una persona ansiogena nel corso degli anni, mi sembra quasi che tutto il tempo che mi resta sia collassando in questo momento. Riuscirò a invecchiare bene, a restare in salute e a prendermi finalmente cura di me? Riuscirò a trovare una compagna, metterò su famiglia, starò bene, sarò felice? Ma sopratutto perchè penso a queste cose se non so manco cosa mangerò a cena?
domenica 26 marzo 2017
Domande.
Mi sono rotta il cazzo di vivere in un
mondo schifoso, siamo una razza infame noi umani e se possiamo
prevarichiamo sull'altro, come alla fine fanno gli animali direte
voi, e invece no. Non si prevarica per sopravvivere, si prevarica per
gusto, per essere il meglio. Quel disgraziato passo dell'evoluzione
ci ha donato tanto, ma ci ha condannati a una vita misera alla
ricerca di un significato e per l'insoddisfazione di non trovarlo si
cerca di essere meglio.
Te lo insegnano fin da bambino che è
giusto ciò che è bello e buono, mai quello che è diverso. C'è un
standard di perfezione a cui si aspira per vedere chi è rimasto
indietro e farlo sentire in colpa per questa suddetta arretratezza.
Perché in base a dove nasci si
dovrebbe vivere differentemente? Le formiche che vivono a casa mia
non sono molto diverse da quelle di una altra città. Però se nasco
a Biella non è come nascere a Palermo e non è neanche come nascere
in Burkina Faso. Perché c'è qualcosa che deve essere meglio? Perché
l'occidentale è meglio? Perché riteniamo arretrate le popolazioni
che vivono in mezzo all'Amazzonia? Chi lo dice che siamo meglio noi
solo perché abbiamo un computer, una costituzione scritta e i
supermercati? Perché non possono essere meglio loro?
C'è un detto che dice che la storia
l'hanno scritta i vincitori, io penso non sia giusto.
Mi fa tanta rabbia pensarlo, e mi fa
ancora più rabbia che non posso fare niente. Posso solo essere un
obiettore di coscienza di questo imperialismo culturale.
Mi fa tanto triste e mi fa tanta
rabbia.
sabato 18 febbraio 2017
Keep moving
Ragazzi mi dispiace da morire per lo SPOILER terribile sulla vita che vi sto facendo, ma sono anzianotta e me lo posso permettere. Avete presente quando si cresce con l'idea che nella vita devi scegliere, è piena di bivi e sentieri che devi scegliere se percorrere o no? Tutto ciò non esiste. Quali sentieri? Io ho visto davvero pochi bivi. Vorrei conoscermi se non fossi stata questa, se avessi fatto forse qualcosa meno diverso, più me, meno responsabilità, meno vita inquadrata. Credo non sarei stata felice lo stesso. Ho creduto che certe scelte potessero portare alla felicità, ho intrapreso un sentiero per poi scoprire....che finiva a mare, e in realtà la vita assomiglia molto di più a cercare di galleggiare contro una tempesta. E nel frattempo, più percorri il sentiero, più questo somiglia sempre di più ad una gabbia. Ma per cosa poi? Con chi? Che importa? Persone qualunqui, ma alla fine solo sei e solo sarai e la vita è tua e non la puoi scambiare con quella di nessuno. E quindi eccomi qua, STUCK. Bello questo termine, io lo interpreto in maniera onomatopeica. Come quegli omini di sostanza gelatinosa che si trovavano nei pacchetti di patatine di chi era bambino negli anni 90 e che si lanciavano contro il vetro, il muro, tua mamma e rimanevano appiccicati. se li rimuovevi rimaneva l'alone di sporcizia che sti cosi oleosi(siciliano: INSIVATI, dove SIVO sta per sporcizia, olio, qualsiasi cosa attaccandosi porta sporcizia ed è difficile da rimuovere) lasciavano sulla superficie. Ecco perchè le case si riverniciavano spesso. Eccomi. lanciata e inchiappata su un vetro di finestra. E dalla finestra vedo la mia vita, e non ci vedo molto significato dentro. Quasi tutto vuoto, tranne i momenti felici, quelli che rimangono la sola cosa per cui vale la pena vivere. Le cose in cui credevi? Lontane, a 15 anni eri una pazza esaltata che lottava per qualsiasi cosa, il diritto allo studio, i diritti dei cani, contro la droga, contro tutto. Le persone con cui stavi, con cui hai camminato per un pò?Uhm...bellissima questa generazione, abbiamo tutto alla portata di aereo, millemila amici qua e là e poi siamo soli come i cani. La generazione più sola nella storia delle terra, dopo l'estinzione dei dinosauri. Dove si fanno figli perchè a 35 anni hai avuto 7 storie importanti alle spalle, ne trovi uno qualsiasi nella stessa città e fai un figlio di corsa....ti scadono le ovaie, compà.
Stanca di lottare, e stare a galla a fare che, tutta sta fatica vale la pena? Semplicemente no. E allora, inizi a dire no. devi fare finta di divertiti per forza con gente che non serve? no. a 25 anni hai un'idea vaga di chi sei? no. E di chi vuoi essere ? no. E di dove andrai e cosa farai? no. Servivano a niente queste domande nell'immediato? no. E te ne frega niente che non sai/sei nulla? Ancora no. L'unica cosa che mi importa è sentirmi viva. Per fare ciò, just keep moving. Muoversi per sentire che senti ancora qualcosa.
martedì 14 febbraio 2017
About Londra, ovvero: sull'anima di una città.
Prima per mancanza di denaro, poi per mancanza di tempo, mi sono più volte ritrovato a fare viaggi estremamente brevi per capitali (e non) europee, con l'intento segreto di riuscire, nel minor tempo possibile, a cogliere l'essenza dei posti visti, sentirne la storia, osservarne la gente.
So che è piuttosto pretenzioso giudicare un posto, un popolo, in un lasso di tempo così breve, ma d'altro canto, dicono ci vogliano 7 secondi per decidere se una persona ci piace o no. In 3 giorni posso quindi valutare, al netto delle ore di sonno e del tempo speso a guardare le strade, il cielo, gli specchi d'acqua e i graffiti che sempre cerco, qualche migliaio di persone. Un campione discreto.
Ritornando al titolo del post, Londra. Ci mancavo da 9 anni, da quando un me 17enne rimase spaventato dalla mole di gente che camminava per le strade, dal numero di ubriachi in metro alle 7 di sera di un venerdì qualunque, da quella città che sembrava pronta a mangiarmi senza nemmeno assaggiare prima e vedere se ero buono di sale (hint: ero poco salato). Quello stesso me stesso (?) 8 anni dopo avrebbe calcato la Istiklal Caddesi di Istanbul sentendosi padrone del mondo.

(Poca gente da quelle parti.)
Ero quindi curioso di capire come mi sarei riapprocciato a quella città, per capire anche il mio, di cambiamento. Ho quindi approfittato dell'ospitalità della mia gemella diversa F. che lavora nella City per passare un weekend allungato nella capitale della cara vecchia Albione.
Cosa ne ho concluso? Ci sto ancora pensando, e come al solito potrei cambiare idea e aggiungere nuove idee a ciò che già ho partorito (segue elenco di pensieri sotto forma di cesareo al settimo mese).
Londra non mi mangia. Forse i suoi abitanti si però. La città è veloce, frenetica, sempre pronta a rinnovarsi e ad accogliere tra le sue braccia le anime perse di questa Europa senza speranza. E' esattamente questo che ho capito di questo posto: ti dà l'opportunità di essere chi vuoi. Nessuno vuol sapere la tua storia, a nessuno frega una well-loved di chi eri e di come ti sei ritrovato là. Sei semplicemente quello che si vede, e quello che si vede lo scegli tu. Noi italiani (specialmente al sud) non sappiamo nemmeno che esiste, questa libertà. Non stento a credere che nei club di Shoreditch gli incontri che ho fatto sono stati solo con italiani e spagnoli. Grazie alla mia amata Costantinopoli, ho potuto capire questo aspetto; ho però capito una seconda cosa. Tutta questa libertà ha però un prezzo: LONDON HAS NO SOUL.
Si, ok, super pretenzioso da parte mia. Ma mi sono chiesto, cosa mi lascia questa città? Cosa mi trasmette, come mi arricchisce? Non ho trovato risposta. Così come è pronta ad accoglierti, così ti risputa. Sempre il confronto con Istanbul (che ok, per me è come confrontare l'amore della vita con una che mi guarda fisso in una discoteca) mi ha fatto pensare che ci sono dei posti con una forte identità, immutabile e perpetrata dai suoi abitanti nel tempo e nello spazio, e dei posti che, semplicemente, un'anima non ce l'hanno. O forse il famoso pragmatismo inglese è così potente da annullare tutto ciò che non sia puramente materiale, cemento come carne e mattoni come arterie di questa città così straordinariamente ricca e luminosa.
E' proprio la materialità che ho trovato a Londra: è una gioia per gli occhi (almeno il suo centro). Strade ampie, torri di vetro e acciaio dalle forme ultramoderne, persino il font dei cartelli immacolati mi ha trasmesso ordine e precisione, anche quando affissi su muri coperti di scritte e sporcizia. Così sono le sue persone, freneticamente alla ricerca di qualcosa di tangibile. E tra parchi, arte, club e musica (di primissimo livello) ce n'è di roba da toccare.
Londra non mi fa paura: mi fa paura la prospettiva di viverci per anni e non aver fatto altro che speso vita, per guadagnare GBP, senza crescere se non nel senso del portafoglio.
Londra non ha un'anima perchè non le serve. Sta bene così, ed è questo sua costante mancanza a renderla, al contempo, un posto così estremamente ricettivo e aperto all'innovazione.
Mi sono chiesto allora, qual'è il prezzo di un'anima? L'immutabilità, la condanna a ripetersi sempre uguali nel tempo? Guardando al mondo che conosco, sembra così. Italia, Turchia, Spagna, Grecia... tutti posti con una forte identità, eclissati da chi invece la propria identità l'ha costruita sulla ricchezza, mattone su mattone, sulla schiena di spazzacamini, colonie e operaie sottopagate.
Non ho una risposta. Posso solo continuare a viaggiare.
So che è piuttosto pretenzioso giudicare un posto, un popolo, in un lasso di tempo così breve, ma d'altro canto, dicono ci vogliano 7 secondi per decidere se una persona ci piace o no. In 3 giorni posso quindi valutare, al netto delle ore di sonno e del tempo speso a guardare le strade, il cielo, gli specchi d'acqua e i graffiti che sempre cerco, qualche migliaio di persone. Un campione discreto.
Ritornando al titolo del post, Londra. Ci mancavo da 9 anni, da quando un me 17enne rimase spaventato dalla mole di gente che camminava per le strade, dal numero di ubriachi in metro alle 7 di sera di un venerdì qualunque, da quella città che sembrava pronta a mangiarmi senza nemmeno assaggiare prima e vedere se ero buono di sale (hint: ero poco salato). Quello stesso me stesso (?) 8 anni dopo avrebbe calcato la Istiklal Caddesi di Istanbul sentendosi padrone del mondo.

(Poca gente da quelle parti.)
Ero quindi curioso di capire come mi sarei riapprocciato a quella città, per capire anche il mio, di cambiamento. Ho quindi approfittato dell'ospitalità della mia gemella diversa F. che lavora nella City per passare un weekend allungato nella capitale della cara vecchia Albione.
Cosa ne ho concluso? Ci sto ancora pensando, e come al solito potrei cambiare idea e aggiungere nuove idee a ciò che già ho partorito (segue elenco di pensieri sotto forma di cesareo al settimo mese).
Londra non mi mangia. Forse i suoi abitanti si però. La città è veloce, frenetica, sempre pronta a rinnovarsi e ad accogliere tra le sue braccia le anime perse di questa Europa senza speranza. E' esattamente questo che ho capito di questo posto: ti dà l'opportunità di essere chi vuoi. Nessuno vuol sapere la tua storia, a nessuno frega una well-loved di chi eri e di come ti sei ritrovato là. Sei semplicemente quello che si vede, e quello che si vede lo scegli tu. Noi italiani (specialmente al sud) non sappiamo nemmeno che esiste, questa libertà. Non stento a credere che nei club di Shoreditch gli incontri che ho fatto sono stati solo con italiani e spagnoli. Grazie alla mia amata Costantinopoli, ho potuto capire questo aspetto; ho però capito una seconda cosa. Tutta questa libertà ha però un prezzo: LONDON HAS NO SOUL.
Si, ok, super pretenzioso da parte mia. Ma mi sono chiesto, cosa mi lascia questa città? Cosa mi trasmette, come mi arricchisce? Non ho trovato risposta. Così come è pronta ad accoglierti, così ti risputa. Sempre il confronto con Istanbul (che ok, per me è come confrontare l'amore della vita con una che mi guarda fisso in una discoteca) mi ha fatto pensare che ci sono dei posti con una forte identità, immutabile e perpetrata dai suoi abitanti nel tempo e nello spazio, e dei posti che, semplicemente, un'anima non ce l'hanno. O forse il famoso pragmatismo inglese è così potente da annullare tutto ciò che non sia puramente materiale, cemento come carne e mattoni come arterie di questa città così straordinariamente ricca e luminosa.
E' proprio la materialità che ho trovato a Londra: è una gioia per gli occhi (almeno il suo centro). Strade ampie, torri di vetro e acciaio dalle forme ultramoderne, persino il font dei cartelli immacolati mi ha trasmesso ordine e precisione, anche quando affissi su muri coperti di scritte e sporcizia. Così sono le sue persone, freneticamente alla ricerca di qualcosa di tangibile. E tra parchi, arte, club e musica (di primissimo livello) ce n'è di roba da toccare.
Londra non mi fa paura: mi fa paura la prospettiva di viverci per anni e non aver fatto altro che speso vita, per guadagnare GBP, senza crescere se non nel senso del portafoglio.
Londra non ha un'anima perchè non le serve. Sta bene così, ed è questo sua costante mancanza a renderla, al contempo, un posto così estremamente ricettivo e aperto all'innovazione.
Mi sono chiesto allora, qual'è il prezzo di un'anima? L'immutabilità, la condanna a ripetersi sempre uguali nel tempo? Guardando al mondo che conosco, sembra così. Italia, Turchia, Spagna, Grecia... tutti posti con una forte identità, eclissati da chi invece la propria identità l'ha costruita sulla ricchezza, mattone su mattone, sulla schiena di spazzacamini, colonie e operaie sottopagate.
Non ho una risposta. Posso solo continuare a viaggiare.
domenica 5 febbraio 2017
Un anno fa (parte seconda).
L'anniversario della partenza mi ha emozionato. Sono ritornato con la testa a quel momento, quella sensazione di aver voltato totalmente pagina, di non aver legami più consistenti di un sottile filo di cotone con la vita passata.
Oggi invece cade ben altro anniversario. Il ritorno, il lutto, la prima volta che mi sono risvegliato nel mio vecchio letto, nella mia vecchia casa, senza capire quale fosse il sogno e quale l'incubo. E questi pensieri restano segreti perchè chi non è partito, chi non è tornato, non può capire. Si rischia di far credere a chi della tua vecchia vita faceva parte, e ne fa tuttora, di avere un ruolo marginale, una piccola partecipazione rispetto al sogno. Questo non è vero, non è giusto, eppure per certi versi è la realtà più semplice.
Ho superato la disperazione, il lutto, la nostalgia. La vita va avanti e bisogna vivere nel presente.
Ma il 4 di Febbraio rimarrà sempre la data in cui ho creato il mio primo piccolo Horcrux. Ora capisco perchè per crearne era necessario un'atto tremendo di violenza: certi distacchi, certi traumi, ti dilaniano l'anima. E il mio pezzo d'anima resta là, felice tra un çay e una partita di tavla, sazio di panini col pesce radioattivo del bosforo e ripieno di una pericolosa innocenza.
venerdì 27 gennaio 2017
Sfogo che dovevo buttar fuori
Fanculo
a quelli che dicono che l'amore è tutto rose e fiori, fanculo.
Quando
si ama si soffre e se si soffre si capisce che si ama. Quando ogni gesto dell'altro è importante, quando una parola ti illumina il
volto e quando piangi senza contegno perché non gli sei accanto.
Questo è amore.
Questo
è almeno l'amore che conosco io. Chi lo sa se è quello giusto?
Esiste poi un amore giusto? No, non credo.
Ma
esiste un limite per questo sentimento? A che punto inizia
l'autodistruzione, logoramento e isteria?
L'amore
ti rompe, rompe certezze e rompe schemi, rompe tutto. Rompe il tuo Io
in una miriade di frammenti, il cui riflesso da uniforme e sicuro in
cui ti riconoscevi è diventato multiforme e indefinito.
Mi sono
rotta e non mi riconosco.
Quanto ho messo in gioco, quanto? Troppo,
poco o abbastanza? Devo mettere di più o di meno? Ma soprattutto
quale riflesso sono? Perché ora mi scopro sentimentale e distratta,
dove è finita la mia fermezza e concentrazione?
Non lo
so, non lo so, non lo so.
Non lo
so.
Devo
tentare di accettare che sia irrazionalmente incomprensibile.
sabato 21 gennaio 2017
Ruoli.
Rituale del weekend, sveglia tardi, colazione che in realtà è un Brunch solo perchè sono troppo pigro per preparare un Lunch e la mia idea di cucina è più vicina ad un assemblaggio di elementi finiti che un processo di trasformazione (maledetta ingegneria culinaria), doccia e riflessione mattutina su quello che accade nella mia testa. Ottima scusa per non studiare una roba che odio.
Oggi si parla di ruoli. Nella grande commedia dei rapporti interpersonali, ci prendiamo un ruolo e diamo agli altri dei ruoli, categorizziamo, interpretiamo, ci fingiamo persino registi cercando di indirizzare la narrazione verso una direzione preferenziale. Taglio, cambio di scena. Nuovo copione.
A distanza di giorni, mesi o persino anni passi al montaggio, editi cercando di mostrare i punti salienti, e magari di ricordare la storia come vuoi tu, e ti racconti e ti mostri ciò che tu, tuo proprio pubblico, vuoi vedere.
Poi arriva la CRITICA . Se arriva. La critica ti smonta il film, te ne trova i difetti, ti dice quando eri in parte e quando hai sbagliato tutto, e che dovevi continuare a zappare la terra invece che provare a recitare.
A questo punto si aprono due scenari: rifiuto o accettazione della critica. Io l'ho accettata, ho iniziato a chiedermi cosa diavolo avessi combinato, e mi è crollato il mondo addosso. Ho capito che ci siamo scambiati i ruoli, che ho assegnato il ruolo di protagonista e mi sono accontentato di quello di comprimario, che tanto c'è una statuetta anche per quello, no?
Fanculo le statuette. Fanculo il ruolo drammatico secondario che poi alla fine muori a metà film. Quando ti rendi conto che sei stato un pessimo attore ed un tremendo regista, gli academy awards sono già passati e non ti resta in mano nemmeno la locandina dell'obbrobrio che hai prodotto.
Ci vediamo quest'estate, in tutte le sale sinaptiche.
Oggi si parla di ruoli. Nella grande commedia dei rapporti interpersonali, ci prendiamo un ruolo e diamo agli altri dei ruoli, categorizziamo, interpretiamo, ci fingiamo persino registi cercando di indirizzare la narrazione verso una direzione preferenziale. Taglio, cambio di scena. Nuovo copione.
A distanza di giorni, mesi o persino anni passi al montaggio, editi cercando di mostrare i punti salienti, e magari di ricordare la storia come vuoi tu, e ti racconti e ti mostri ciò che tu, tuo proprio pubblico, vuoi vedere.
Poi arriva la CRITICA . Se arriva. La critica ti smonta il film, te ne trova i difetti, ti dice quando eri in parte e quando hai sbagliato tutto, e che dovevi continuare a zappare la terra invece che provare a recitare.
A questo punto si aprono due scenari: rifiuto o accettazione della critica. Io l'ho accettata, ho iniziato a chiedermi cosa diavolo avessi combinato, e mi è crollato il mondo addosso. Ho capito che ci siamo scambiati i ruoli, che ho assegnato il ruolo di protagonista e mi sono accontentato di quello di comprimario, che tanto c'è una statuetta anche per quello, no?
Fanculo le statuette. Fanculo il ruolo drammatico secondario che poi alla fine muori a metà film. Quando ti rendi conto che sei stato un pessimo attore ed un tremendo regista, gli academy awards sono già passati e non ti resta in mano nemmeno la locandina dell'obbrobrio che hai prodotto.
Ci vediamo quest'estate, in tutte le sale sinaptiche.
martedì 10 gennaio 2017
Non smetterò mai di giocare ai videogiochi.
Non metterò mai la camicia.
Non smetterò mai di leggere i fumetti.
Non ascolterò mai musica italiana.
Non tradirò mai nessuno.
Non farò mai l'ingegnere.
Non indosserò mai scarpe classiche.
E l'elenco continua, all'infinito. Quante volte ho giurato e quante volte ho abiurato me?
Cosa ne penserebbe il mio past me del mio present me? Quando ho smesso di essere un idealista e sono diventato un disilluso? Quando ho iniziato a mercificare, conformarmi, mettere al primo posto il lavoro, il futuro, il denaro? Quando ho iniziato a preoccuparmi?
Boh. Di sicuro c'è solo il cambiamento. Eppure non mi capacito di sentirmi me stesso mentre sono così diverso. In definitiva, cosa mi definisce?
Le mie azioni? Contraddittorie.
I miei sentimenti? Passeggeri (con il giusto tempo).
I miei pensieri? Mutevoli.
I miei gusti? Non li capisco manco io.
Cogito ergo sum? Troppo facile, mi serve qualcosa di più specifico.
Questa liquidità inizia a essere insostenibile.
Non smetterò mai di leggere i fumetti.
Non ascolterò mai musica italiana.
Non tradirò mai nessuno.
Non farò mai l'ingegnere.
Non indosserò mai scarpe classiche.
E l'elenco continua, all'infinito. Quante volte ho giurato e quante volte ho abiurato me?
Cosa ne penserebbe il mio past me del mio present me? Quando ho smesso di essere un idealista e sono diventato un disilluso? Quando ho iniziato a mercificare, conformarmi, mettere al primo posto il lavoro, il futuro, il denaro? Quando ho iniziato a preoccuparmi?
Boh. Di sicuro c'è solo il cambiamento. Eppure non mi capacito di sentirmi me stesso mentre sono così diverso. In definitiva, cosa mi definisce?
Le mie azioni? Contraddittorie.
I miei sentimenti? Passeggeri (con il giusto tempo).
I miei pensieri? Mutevoli.
I miei gusti? Non li capisco manco io.
Cogito ergo sum? Troppo facile, mi serve qualcosa di più specifico.
Questa liquidità inizia a essere insostenibile.
sabato 7 gennaio 2017
(Un)happy. Scialalalà
Anno nuovo, vita nuova, diceva qualcuno.
Sticazzi. Mica ce l'ho io il tasto rewind, mica sono un nastro bootleg di Vasco che basta una matita e riavvolgi tutto, pronto a biascicare nuovamente frasi sconnesse e un pò banali fuori dal walkman.
Mi risveglio in questa prima settimana del 2017 pensando che no, non ho una vita nuova, ho sempre la stessa vita. E mai avrei pensato di iniziare un anno all'insegna dell'infelicità e della solitudine.
Io, solo? Ridicolo. Non lo avrei mai considerato nemmeno lontanamente.
Sto sperimentando vari gradi di angoscia/sofferenza/depressione (gradi non così gravi, luckly) con grande consapevolezza. E' come un film brutto su rete 4 quando hai il telecomando rotto e non puoi alzarti dal letto.
Sto sperimentando vari gradi di angoscia/sofferenza/depressione (gradi non così gravi, luckly) con grande consapevolezza. E' come un film brutto su rete 4 quando hai il telecomando rotto e non puoi alzarti dal letto.
Cosa ho imparato da questo film? Che la solitudine, l'infelicità, sono fondamentalmente una scelta. La cosa che invece non ho ancora capito è se la scelta sia obbligata, o meno. Chi me lo fa fare? Cosa mi spinge ad andare avanti? Cosa sto espiando?
Il 2016 è stato un anno inimmaginabile, mi ha regalato le vette più alte e le valli più scure. E si è portato via un pezzo di me che fatico a sostituire.
Forse ho solo una paura fottuta. Sono sull'orlo del resto della mia vita e non ho la minima idea di come condurla. Sembro il monologo iniziale di Trainspotting, ma senza eroina (spoiler alert: BORING).
Ho tanta voglia di cambiare tutto. 2017, ti dico con sincerità: speriamo che me la cavo.
domenica 1 gennaio 2017
Non lasciarmi abituare alla tua assenza.
Mai. Mancami come manca l'acqua nel deserto, il respiro sott'acqua.
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