venerdì 27 gennaio 2017

Sfogo che dovevo buttar fuori

Fanculo a quelli che dicono che l'amore è tutto rose e fiori, fanculo.
Quando si ama si soffre e se si soffre si capisce che si ama. Quando ogni gesto dell'altro è importante, quando una parola ti illumina il volto e quando piangi senza contegno perché non gli sei accanto. Questo è amore.
Questo è almeno l'amore che conosco io. Chi lo sa se è quello giusto? 
Esiste poi un amore giusto? No, non credo.

Ma esiste un limite per questo sentimento? A che punto inizia l'autodistruzione, logoramento e isteria?

L'amore ti rompe, rompe certezze e rompe schemi, rompe tutto. Rompe il tuo Io in una miriade di frammenti, il cui riflesso da uniforme e sicuro in cui ti riconoscevi è diventato multiforme e indefinito. 
Mi sono rotta e non mi riconosco. 
Quanto ho messo in gioco, quanto? Troppo, poco o abbastanza? Devo mettere di più o di meno? Ma soprattutto quale riflesso sono? Perché ora mi scopro sentimentale e distratta, dove è finita la mia fermezza e concentrazione?

Non lo so, non lo so, non lo so.

Non lo so.


Devo tentare di accettare che sia irrazionalmente incomprensibile. 

sabato 21 gennaio 2017

Ruoli.

Rituale del weekend, sveglia tardi, colazione che in realtà è un Brunch solo perchè sono troppo pigro per preparare un Lunch e la mia idea di cucina è più vicina ad un assemblaggio di elementi finiti che un processo di trasformazione (maledetta ingegneria culinaria), doccia e riflessione mattutina su quello che accade nella mia testa. Ottima scusa per non studiare una roba che odio.

Oggi si parla di ruoli. Nella grande commedia dei rapporti interpersonali, ci prendiamo un ruolo e diamo agli altri dei ruoli, categorizziamo, interpretiamo, ci fingiamo persino registi cercando di indirizzare la narrazione verso una direzione preferenziale. Taglio, cambio di scena. Nuovo copione.

A distanza di giorni, mesi o persino anni passi al montaggio, editi cercando di mostrare i punti salienti, e magari di ricordare la storia come vuoi tu, e ti racconti e ti mostri ciò che tu, tuo proprio pubblico, vuoi vedere.

Poi arriva la CRITICA . Se arriva. La critica ti smonta il film, te ne trova i difetti, ti dice quando eri in parte e quando hai sbagliato tutto, e che dovevi continuare a zappare la terra invece che provare a recitare.

A questo punto si aprono due scenari: rifiuto o accettazione della critica. Io l'ho accettata, ho iniziato a chiedermi cosa diavolo avessi combinato, e mi è crollato il mondo addosso. Ho capito che ci siamo scambiati i ruoli, che ho assegnato il ruolo di protagonista e mi sono accontentato di quello di comprimario, che tanto c'è una statuetta anche per quello, no?

Fanculo le statuette. Fanculo il ruolo drammatico secondario che poi alla fine muori a metà film. Quando ti rendi conto che sei stato un pessimo attore ed un tremendo regista, gli academy awards sono già passati e non ti resta in mano nemmeno la locandina dell'obbrobrio che hai prodotto.

Ci vediamo quest'estate, in tutte le sale sinaptiche.

martedì 10 gennaio 2017

Non smetterò mai di giocare ai videogiochi.

Non metterò mai la camicia.
Non smetterò mai di leggere i fumetti.
Non ascolterò mai musica italiana.
Non tradirò mai nessuno.
Non farò mai l'ingegnere.
Non indosserò mai scarpe classiche.

E l'elenco continua, all'infinito. Quante volte ho giurato e quante volte ho abiurato me?

Cosa ne penserebbe il mio past me del mio present me? Quando ho smesso di essere un idealista e sono diventato un disilluso? Quando ho iniziato a mercificare, conformarmi, mettere al primo posto il lavoro, il futuro, il denaro? Quando ho iniziato a preoccuparmi?

Boh. Di sicuro c'è solo il cambiamento. Eppure non mi capacito di sentirmi me stesso mentre sono così diverso. In definitiva, cosa mi definisce?

Le mie azioni? Contraddittorie.
I miei sentimenti? Passeggeri (con il giusto tempo).
I miei pensieri? Mutevoli.
I miei gusti? Non li capisco manco io.

Cogito ergo sum? Troppo facile, mi serve qualcosa di più specifico.

Questa liquidità inizia a essere insostenibile.


sabato 7 gennaio 2017

(Un)happy. Scialalalà

Anno nuovo, vita nuova, diceva qualcuno.

Sticazzi. Mica ce l'ho io il tasto rewind, mica sono un nastro bootleg di Vasco che basta una matita e riavvolgi tutto, pronto a biascicare nuovamente frasi sconnesse e un pò banali fuori dal walkman.

Mi risveglio in questa prima settimana del 2017 pensando che no, non ho una vita nuova, ho sempre la stessa vita. E mai avrei pensato di iniziare un anno all'insegna dell'infelicità e della solitudine. 

Io, solo? Ridicolo. Non lo avrei mai considerato nemmeno lontanamente.
Sto sperimentando vari gradi di angoscia/sofferenza/depressione (gradi non così gravi, luckly) con grande consapevolezza. E' come un film brutto su rete 4 quando hai il telecomando rotto e non puoi alzarti dal letto. 

Cosa ho imparato da questo film? Che la solitudine, l'infelicità, sono fondamentalmente una scelta. La cosa che invece non ho ancora capito è se la scelta sia obbligata, o meno. Chi me lo fa fare? Cosa mi spinge ad andare avanti? Cosa sto espiando?

Il 2016 è stato un anno inimmaginabile, mi ha regalato le vette più alte e le valli più scure. E si è portato via un pezzo di me che fatico a sostituire. 

Forse ho solo una paura fottuta. Sono sull'orlo del resto della mia vita e non ho la minima idea di come condurla. Sembro il monologo iniziale di Trainspotting, ma senza eroina (spoiler alert: BORING).

Ho tanta voglia di cambiare tutto. 2017, ti dico con sincerità: speriamo che me la cavo.

domenica 1 gennaio 2017