martedì 17 maggio 2016

Grief.

Incontra qualcuno. Inizia ad amare qualcuno. Prova le sue emozioni, le sue paure, i momenti di gioia e di disperazione. Parlaci, ridici, impara da e con lui o lei. Ho sempre amato la presunta incapacità nella lingua inglese di distinguere in prima lettura tra il voler bene a qualcuno e l'amare qualcuno. It's all about love. You love a friend, and you love your lover as well. Certo, le accezioni cambiano. Ma c'è una cosa in comune. Quando si ama si soffre. La mancanza fa soffrire, ma, sopratutto, ci fa soffrire il dolore che l'altra persona prova. Empatia, la chiamano. A che pro? Se non siamo in grado di offrire conforto, a che serve soffrire per problemi che non ci riguardano? A che serve sentirsi così frustrati, nell'incapacità di portare sollievo a chi vorremmo sempre e solo vedere con un sorriso sul volto? E' da un po' che me lo chiedo. E continuo a non avere una risposta. Ciò che posso fare, ciò che possiamo fare in queste situazioni, è dimostrare di esserci, nella speranza che la nostra sola presenza sia di conforto. D'altronde, abbiamo paura delle perdite perchè temiamo di rimanere soli. E per quanto certe perdite siano insostituibili, noi non siamo mai soli. Anche quando crediamo di esserlo. Non ho una risposta. Ma ho una scelta. Scelgo di esserci, se mi vorrai e se non mi vorrai, scelgo di offrire ciò che ho di me, perchè tu possa lasciarti cadere su un morbido letto di foglie che attutisca il tuo dolore. Le cadute fanno male, ma ci si rialza. Doloranti, sporchi di terreno e, se tutto va bene, con qualche foglia rimasta appiccicata sulle vesti.

Questo pensiero, che probabilmente non leggerai mai, è per te, amica mia. Ti voglio bene, ma sopratutto, I Love You.

lunedì 9 maggio 2016

Istanbul, quanto mi manchi?

Sei stata la parentesi più importante della mia vita, lo so che a 21 anni tutto sembra sempre rivoluzionario e unico, ma so che questa esperienza sarà un segno indelebile nei miei ricordi, un segno indelebile nel mio cuore.
Eppure sei stata una parentesi, e una parentesi dovevi essere, perché di te sarei morta, mi avresti sopraffatta prima o poi con il tuo silenzioso osservare e le tue fragorose voci assordanti.
Ma cara Istanbul tu mi hai regalato molto, molto più di quanto mi aspettassi. Mi hai dato una nuova me stessa, delle persone vere, un amore.
Sì, mi hai dato questo nella tua stupenda e magica cornice, mi hai regalato notti folli con amici sinceri, tramonti solitari su un traghetto, cay bollenti e passeggiate eterne.
Ho vissuto poco meno di sei mesi con te, eppure mi sembra di conoscerti da una vita, e ti devo ringraziare perché senza di te, cara amica, non sarei felice, non mi sarei mai scoperta veramente.


Sarai sempre la mia silenziosa e immortale amica Istanbul.  

giovedì 5 maggio 2016

Istanbul. La città senza definizioni, senza limiti, che è tutto e non è niente.
Quel posto ideale per le anime perdute e le menti confuse. Si arriva a Istanbul scendendo da un aereo e affrontando l'ignoto. Si arriva a Istanbul per curiosità, e perchè quando senti che non hai un posto nel mondo che conosci, vieni qui. Istanbul non è un luogo, è una leggenda. Ha passato così tanta storia, così tante dominazioni, così tante persone e nomi. Bisazio, Costantinopoli, Istanbul. Culla del mondo, della civiltà e dell'inciviltà.
Sembra che tutte le persone che non sappiano cosa fare della loro vita, che direzione prendere, si siano date appuntamento a Istanbul per un çay, e io ovviamente non faccio eccezione. Faccio parte di questa moltitudine di ombre di persone che non hanno risposte ma solo domande a cui la vita vera fa paura da impazzire e cerca un posto fuori da spazio e dal tempo. Qua.