Casa.
Per molti una condanna. Ci sono persone che farebbero di tutto per non tornare più nel luogo d'origine: famiglie disastrate, città destinate all'abbandono, giovani che non hanno idea della Bellezza, lavoro che non esiste. E queste persone, di solito dotate di talento e inventiva (ma non necessariamente), rinascono altrove.
Per me no. Ho sempre amato casa. Giovani ricchi di spirito e carattere, come erba che nasce tra le crepe del cemento, una città problematica ma dotata anche di mille virtù, un' economia non arretrata ma nella quale é difficile entrare. E una memoria con il brutto vizio di idealizzare tutto.
Bruxelles, Milano, Roma, Bari... I dubbi sono tanti. Dove finiro', ma sopratutto dove intendo finire? E quando? Se dovessi consigliare a qualcuno nella mia situazione cosa fare, gli direi di fermarsi. Respirare. Ragionare. Il tempo speso nella preparazione é il più prezioso. Allora perché non sono capace di accettare i miei stessi consigli? Questa ansia di non riuscire, di non farcela, il sentire addosso una competizione folle... cosa é meglio fare?
Come posso vivere a testa in giù?
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