martedì 17 maggio 2016

Grief.

Incontra qualcuno. Inizia ad amare qualcuno. Prova le sue emozioni, le sue paure, i momenti di gioia e di disperazione. Parlaci, ridici, impara da e con lui o lei. Ho sempre amato la presunta incapacità nella lingua inglese di distinguere in prima lettura tra il voler bene a qualcuno e l'amare qualcuno. It's all about love. You love a friend, and you love your lover as well. Certo, le accezioni cambiano. Ma c'è una cosa in comune. Quando si ama si soffre. La mancanza fa soffrire, ma, sopratutto, ci fa soffrire il dolore che l'altra persona prova. Empatia, la chiamano. A che pro? Se non siamo in grado di offrire conforto, a che serve soffrire per problemi che non ci riguardano? A che serve sentirsi così frustrati, nell'incapacità di portare sollievo a chi vorremmo sempre e solo vedere con un sorriso sul volto? E' da un po' che me lo chiedo. E continuo a non avere una risposta. Ciò che posso fare, ciò che possiamo fare in queste situazioni, è dimostrare di esserci, nella speranza che la nostra sola presenza sia di conforto. D'altronde, abbiamo paura delle perdite perchè temiamo di rimanere soli. E per quanto certe perdite siano insostituibili, noi non siamo mai soli. Anche quando crediamo di esserlo. Non ho una risposta. Ma ho una scelta. Scelgo di esserci, se mi vorrai e se non mi vorrai, scelgo di offrire ciò che ho di me, perchè tu possa lasciarti cadere su un morbido letto di foglie che attutisca il tuo dolore. Le cadute fanno male, ma ci si rialza. Doloranti, sporchi di terreno e, se tutto va bene, con qualche foglia rimasta appiccicata sulle vesti.

Questo pensiero, che probabilmente non leggerai mai, è per te, amica mia. Ti voglio bene, ma sopratutto, I Love You.

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