lunedì 17 ottobre 2016

Impreparazione

Ho cercato il sinonimo inglese di questa parola sperando nella logica britannica, quando loro capiscono alla grande l'accezione che vuoi dare alle parole, spesso intraducibili. Niente, il risultato è deludente: UNPREPAREDNESS. Sa molto di nota sul registro alle elementari. Forse è la sola ed unica accezione che può avere questa parola.
Amo la mia personalità, così fantasticamente idonea a non guardarsi mai in faccia, intenta a riempire tutti i vuoti di tempo possibile, incasinata fino a non riuscire neanche a pensare. Se lascio un vuoto è breccia, dalle brecce si insinua l'acqua che erode, mangia tutta la diga che crolla sotto la pressione del fiume in piena con la stessa velocità che ho impiegato per dire "SI". Sono malata di impulsività e adesso vorrei solo sparire dal mondo, non presentarmi all'esame di laurea, non organizzare più niente, non dovermi aspettare più niente da me, avere il cazzo di sacrosanto diritto di crollare e mollare e scappare. Ci deve essere una ragione per cui le persone più intelligenti che conosco si laureano a 30 anni. Hai solo una vita, non sprecarla ad essere competitivo, goditela. Non sarò io ad aggiustare il mondo, just let it be.
Voglio tornarci a Istanbul, credo sia il posto in cui ho imparato più cose di me. La città più bella e torturata del mondo e io sono stata pressocché ovunque. Sapete cosa mi mette ansia da morire. Con la laurea sto siglando il contratto col diavolo denaro in cui rinuncio per sempre al mio tempo. Ai miei sogni chiusi fuori alle porte di una sala operatoria.
Trovo tutto noioso, le associazioni, i colleghi, i parenti, i regali, le feste. Mi sembra una vita finta. Mentre viaggio in giro per la Sicilia e faccio spola tra i vari paesi arroccati sulle montagne o sul mare mi rendo quasi conto che con questa terra ho finito, ho chiuso, ho bevuto tutto il suo sapere, ho finito l'acqua della sua fonte e senza mai conoscerla davvero ne sono già annoiata.
Non voglio vendermi al mondo, alle persone. Siamo le prostitute del capitalismo. Sono troppo curiosa del mondo per stare qui, aprire lo studio, amare qualche altro dottore, fare la classe dirigente del futuro senza prendere rischi, andare alle cene di beneficenza, compilare questionari, prendermi complimenti che mi merito solo perchè per fortuna non appartengo a tutti loro. E se ne accorgono, si percepisce. Vi sarà capitato sicuramente. Non avete la sensazione di avere stampata in faccia la vostra diversità dal resto di una massa di decerebrati. La gente è come se la annusasse e vi ama o vi odia per questo, ma il punto è che a me non interessa. Ho paura di perdermi e ho paura di essere impreparata a perdermi, ho paura di avere troppo coraggio nelle decisioni, di non piegarmi e di vendermi troppo.
Oggi più che mai sento Istanbul dentro di me, E' davvero così bella la gabbia d'oro che ci costruiamo?
Vorrei essere con voi a Kadikoy a guardare dal parco oltre il mare.

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