Sale la rabbia, il dolore, la paura, la
preoccupazione. Gli attentati sono fatti per creare paura, terrore
nelle persone, per portare ad essere più vulnerabili ed attratti da
idee che prima non avremmo mai considerato.
La paura che crea l'odio.
Non ci sono risposte ci sono solo
domande. E l'odio oggigiorno non mira più a colpire i diretti
interessati, ma colpisce indiscriminatamente civili: uomini, donne e
bambini che per sfortuna o per destino si sono ritrovati in quel
luogo in quel dato momento.
L'odio non è la risposta all'odio, ma
che possiamo fare noi comuni mortali contro i giochi di potere dei
grandi?
Una fantomatica marcia dei popoli potrà
mai unirsi per chiedere una pace? Ma poi, che popoli? Siamo
terrorizzati dal nostro stesso vicino ormai, i “grandi” Stati
occidentali promotori di grandi ideali e principi che ormai si
chiudono in se stessi, chiudono frontiere e con quelle anche la
mente.
Perché?
La Turchia è un paese meraviglioso, le
persone pure con quello spirito mediterraneo, che noi italiani
conosciamo bene e che ti porta a raccontare la storia della tua vita
a gesti al primo venditore di cay ambulante.
Perché?
Ci scandalizziamo, piangiamo, ci
indigniamo per Parigi, per Bruxelles, e per la Turchia? Ankara,
Istanbul per quattro volte in pochi mesi. Perché loro non meritano
il nostro dolore? Perché non meritano il nostro stupido hashtag come
gli altri?
Ci si deve indignare dell'indifferenza,
non delle bombe oggigiorno.
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