So che è piuttosto pretenzioso giudicare un posto, un popolo, in un lasso di tempo così breve, ma d'altro canto, dicono ci vogliano 7 secondi per decidere se una persona ci piace o no. In 3 giorni posso quindi valutare, al netto delle ore di sonno e del tempo speso a guardare le strade, il cielo, gli specchi d'acqua e i graffiti che sempre cerco, qualche migliaio di persone. Un campione discreto.
Ritornando al titolo del post, Londra. Ci mancavo da 9 anni, da quando un me 17enne rimase spaventato dalla mole di gente che camminava per le strade, dal numero di ubriachi in metro alle 7 di sera di un venerdì qualunque, da quella città che sembrava pronta a mangiarmi senza nemmeno assaggiare prima e vedere se ero buono di sale (hint: ero poco salato). Quello stesso me stesso (?) 8 anni dopo avrebbe calcato la Istiklal Caddesi di Istanbul sentendosi padrone del mondo.

(Poca gente da quelle parti.)
Ero quindi curioso di capire come mi sarei riapprocciato a quella città, per capire anche il mio, di cambiamento. Ho quindi approfittato dell'ospitalità della mia gemella diversa F. che lavora nella City per passare un weekend allungato nella capitale della cara vecchia Albione.
Cosa ne ho concluso? Ci sto ancora pensando, e come al solito potrei cambiare idea e aggiungere nuove idee a ciò che già ho partorito (segue elenco di pensieri sotto forma di cesareo al settimo mese).
Londra non mi mangia. Forse i suoi abitanti si però. La città è veloce, frenetica, sempre pronta a rinnovarsi e ad accogliere tra le sue braccia le anime perse di questa Europa senza speranza. E' esattamente questo che ho capito di questo posto: ti dà l'opportunità di essere chi vuoi. Nessuno vuol sapere la tua storia, a nessuno frega una well-loved di chi eri e di come ti sei ritrovato là. Sei semplicemente quello che si vede, e quello che si vede lo scegli tu. Noi italiani (specialmente al sud) non sappiamo nemmeno che esiste, questa libertà. Non stento a credere che nei club di Shoreditch gli incontri che ho fatto sono stati solo con italiani e spagnoli. Grazie alla mia amata Costantinopoli, ho potuto capire questo aspetto; ho però capito una seconda cosa. Tutta questa libertà ha però un prezzo: LONDON HAS NO SOUL.
Si, ok, super pretenzioso da parte mia. Ma mi sono chiesto, cosa mi lascia questa città? Cosa mi trasmette, come mi arricchisce? Non ho trovato risposta. Così come è pronta ad accoglierti, così ti risputa. Sempre il confronto con Istanbul (che ok, per me è come confrontare l'amore della vita con una che mi guarda fisso in una discoteca) mi ha fatto pensare che ci sono dei posti con una forte identità, immutabile e perpetrata dai suoi abitanti nel tempo e nello spazio, e dei posti che, semplicemente, un'anima non ce l'hanno. O forse il famoso pragmatismo inglese è così potente da annullare tutto ciò che non sia puramente materiale, cemento come carne e mattoni come arterie di questa città così straordinariamente ricca e luminosa.
E' proprio la materialità che ho trovato a Londra: è una gioia per gli occhi (almeno il suo centro). Strade ampie, torri di vetro e acciaio dalle forme ultramoderne, persino il font dei cartelli immacolati mi ha trasmesso ordine e precisione, anche quando affissi su muri coperti di scritte e sporcizia. Così sono le sue persone, freneticamente alla ricerca di qualcosa di tangibile. E tra parchi, arte, club e musica (di primissimo livello) ce n'è di roba da toccare.
Londra non mi fa paura: mi fa paura la prospettiva di viverci per anni e non aver fatto altro che speso vita, per guadagnare GBP, senza crescere se non nel senso del portafoglio.
Londra non ha un'anima perchè non le serve. Sta bene così, ed è questo sua costante mancanza a renderla, al contempo, un posto così estremamente ricettivo e aperto all'innovazione.
Mi sono chiesto allora, qual'è il prezzo di un'anima? L'immutabilità, la condanna a ripetersi sempre uguali nel tempo? Guardando al mondo che conosco, sembra così. Italia, Turchia, Spagna, Grecia... tutti posti con una forte identità, eclissati da chi invece la propria identità l'ha costruita sulla ricchezza, mattone su mattone, sulla schiena di spazzacamini, colonie e operaie sottopagate.
Non ho una risposta. Posso solo continuare a viaggiare.
non è un problema di anima, secondo me di identità. Il vecchio trucco di non esporsi mai. Prima i grandi leader erano coloro i quali avevano proposte e idee forti, adesso sono quelli che dicono A e poi B, che si piegano a tutto. flectar not frangar, distruggendo il motto dei latini. Cosa ci aspettiamo dal nichilismo che abbiamo dentro, se non essere capitanati dal nulla?
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