Quando torno nella mia casa, quella vera, quella di Cossato, quella del paese che si considera città nella provincia più triste d'Italia, mi sento male. La nuvoletta di Fantozzi arriva e con lei un sentimento di oppressione, di irrequietezza, di frustrazione. Non mi piace stare qua e non lo nascondo a nessuno, il problema è che in forma attenuata non mi lascia questo sentimento di "non-appartenenza".
Sono cinque anni che sono uscita di casa dalla prima volta, è dall'erasmus che sento che nessun posto è più casa mia. Quell'erasmus mi ha segnato, mi ha fatto assaporare che significa la libertà e la spensieratezza, mi ha illuso, mi ha fatto credere che la famosa canzone "Forever young" fosse possibile.
Sono ripetitiva sull'argomento che l'erasmus mi ha segnata, ma è vero. Alla fine sono pur sempre stata una ragazza di provincia, capitemi.
P.S. chiaramente il primo e indimenticabile, questo secondo è stato una parentesi felice ma vissuto con un'ottica di futuro e serietà. Mi sono sentita un Gep Gambardella, osservatrice e sperimentatrice di emozioni e spensieratezze che, però, ho capito non essere più mie.
Chiudo con la mia citazione preferita, riassunto del mio spirito da Gep e dedicato a tutti i Gep:
" Finisce sempre così ... con la morte.
Prima però c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla
è tutto sedimentato sotto il chiacchericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza, e poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile.
Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo bla bla bla ... altrove c'é l'altrove... io non mi occupo dell'altrove dunque che questo romanzo abbia inizio, infondo è solo un trucco, sì, è solo un trucco. "
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