giovedì 5 aprile 2018

Well, that hurted.

Roma, data astrale Aprile 2018, il giorno non lo so, tanto i giorni passano tutti così schifosamente uguali che chiamarli per nome non ha senso. Propongo di cambiare per sempre la denominazione dei giorni in Abitodì - per i primi 4 in cui devo scomodamente mettere abiti e cravatte - Casualedì - giorno in cui sono ammessi abiti che non ti fanno sembrare un uccello marino glaciale con una spiccata vocazione genitoriale - Sfascioledì - giorno in cui mi sfascio - Pentoledì - il giorno della disperazione, della susta e del solipsismo dilagante, nel quale ti penti della sera prima, della settimana prima, e ricorsivamente di essere nato.

Ma non è questo il punto. Il punto è un altro, il punto è che, di nuovo, sono triste. Di una tristezza abissale e totale. Forse ho capito perchè, ed il perchè è che mi manca la speranza. Mi manca un progetto. La mazzata del Belgio la sento ancora forte sulle gengive. Era il mio progetto, ma avevo fatto i conti senza l'oste - che non ha gradito la mia presenza, a quanto pare. E sono sopraffatto dalla sconfitta. Parlo di resilienza, mi vanto di essere in grado di sopportare e andare avanti... e sono solo chiacchiere, parole al vento. Nessuno sa che se sorrido sempre è per combattere la mia disperazione, per risollevarmi e creare un posto in cui poter restare. Ora, dopo due ore a vagare per una zona residenziale di Roma, con un costante e paranoico senso di oppressione addosso (come mi stessero per tendere un agguato da un momento all'altro), mi ritrovo a perpetuare il rito dello sfogo su questo foglio elettronico bianco.

Mi ha fatto male. Mi ha fatto tremendamente male. Era la mia speranza di emancipazione, l'obiettivo più difficile, che avrebbe significato cambiare vita del tutto ed entrare in partita con i big. Dovrei essere felice solo per averlo sfiorato, dovrei riconoscermi di aver realizzato tanto senza alcun mezzo di partenza se non me stesso. Eppure mi sembra tutto così vano, così vuoto. Sono bloccato in un eterno presente senza prospettiva, un Uroboro in giacca e cravatta che si avvolge infinitamente attorno al suo posto semifisso. è come se, all'improvviso, nulla avesse di nuovo più sapore.

Mi aspetto che il mio personale Tyler Durden faccia la sua comparsa a brevissimo per un paio di cazzotti.

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