Sticazzi. Mica ce l'ho io il tasto rewind, mica sono un nastro bootleg di Vasco che basta una matita e riavvolgi tutto, pronto a biascicare nuovamente frasi sconnesse e un pò banali fuori dal walkman.
Mi risveglio in questa prima settimana del 2017 pensando che no, non ho una vita nuova, ho sempre la stessa vita. E mai avrei pensato di iniziare un anno all'insegna dell'infelicità e della solitudine.
Io, solo? Ridicolo. Non lo avrei mai considerato nemmeno lontanamente.
Sto sperimentando vari gradi di angoscia/sofferenza/depressione (gradi non così gravi, luckly) con grande consapevolezza. E' come un film brutto su rete 4 quando hai il telecomando rotto e non puoi alzarti dal letto.
Sto sperimentando vari gradi di angoscia/sofferenza/depressione (gradi non così gravi, luckly) con grande consapevolezza. E' come un film brutto su rete 4 quando hai il telecomando rotto e non puoi alzarti dal letto.
Cosa ho imparato da questo film? Che la solitudine, l'infelicità, sono fondamentalmente una scelta. La cosa che invece non ho ancora capito è se la scelta sia obbligata, o meno. Chi me lo fa fare? Cosa mi spinge ad andare avanti? Cosa sto espiando?
Il 2016 è stato un anno inimmaginabile, mi ha regalato le vette più alte e le valli più scure. E si è portato via un pezzo di me che fatico a sostituire.
Forse ho solo una paura fottuta. Sono sull'orlo del resto della mia vita e non ho la minima idea di come condurla. Sembro il monologo iniziale di Trainspotting, ma senza eroina (spoiler alert: BORING).
Ho tanta voglia di cambiare tutto. 2017, ti dico con sincerità: speriamo che me la cavo.
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