sabato 21 gennaio 2017

Ruoli.

Rituale del weekend, sveglia tardi, colazione che in realtà è un Brunch solo perchè sono troppo pigro per preparare un Lunch e la mia idea di cucina è più vicina ad un assemblaggio di elementi finiti che un processo di trasformazione (maledetta ingegneria culinaria), doccia e riflessione mattutina su quello che accade nella mia testa. Ottima scusa per non studiare una roba che odio.

Oggi si parla di ruoli. Nella grande commedia dei rapporti interpersonali, ci prendiamo un ruolo e diamo agli altri dei ruoli, categorizziamo, interpretiamo, ci fingiamo persino registi cercando di indirizzare la narrazione verso una direzione preferenziale. Taglio, cambio di scena. Nuovo copione.

A distanza di giorni, mesi o persino anni passi al montaggio, editi cercando di mostrare i punti salienti, e magari di ricordare la storia come vuoi tu, e ti racconti e ti mostri ciò che tu, tuo proprio pubblico, vuoi vedere.

Poi arriva la CRITICA . Se arriva. La critica ti smonta il film, te ne trova i difetti, ti dice quando eri in parte e quando hai sbagliato tutto, e che dovevi continuare a zappare la terra invece che provare a recitare.

A questo punto si aprono due scenari: rifiuto o accettazione della critica. Io l'ho accettata, ho iniziato a chiedermi cosa diavolo avessi combinato, e mi è crollato il mondo addosso. Ho capito che ci siamo scambiati i ruoli, che ho assegnato il ruolo di protagonista e mi sono accontentato di quello di comprimario, che tanto c'è una statuetta anche per quello, no?

Fanculo le statuette. Fanculo il ruolo drammatico secondario che poi alla fine muori a metà film. Quando ti rendi conto che sei stato un pessimo attore ed un tremendo regista, gli academy awards sono già passati e non ti resta in mano nemmeno la locandina dell'obbrobrio che hai prodotto.

Ci vediamo quest'estate, in tutte le sale sinaptiche.

Nessun commento:

Posta un commento